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La famiglia Mentone

Tra le famiglie che rivestirono un ruolo centrale nella storia locale per circa cinque secoli, a partire dalla fondazione di Cherasco nel 1243, emerge in modo particolarmente significativo quella dei Mentone.

Oltre cinque secoli di storia

Tra le famiglie che rivestirono un ruolo centrale nella storia locale per circa cinque secoli, a partire dalla fondazione di Cherasco nel 1243,  emerge in modo particolarmente significativo quella dei Mentone.

 

Antiche origini

La famiglia, che originariamente si chiamava Numentono, nel Duecento  faceva già parte del ceto dirigente del nuovo borgo.  Prima ancora della nascita di Cherasco, nel 1235 Enrico Numentono figura tra i testi presenti ad un atto arbitrale redatto a Pollenzo, per una causa tra il monastero di Breme e i de Braida. Lo stesso Enrico nel 1259 e nel 1277 è consigliere del comune  e proprio nel 1277 rappresenta la comunità nella prima pace stipulata a Cherasco con i comuni di Asti, Alba e Chieri.

 

L’egemonia nel potere comunale

Un’importanza quella della famiglia Numentono- de Mentono che si consolida nel tempo, come ci confermano i documenti di un secolo più tardi: negli ordinati (cioè le delibere del tempo) del periodo 1372-1410 i de Mentono superano tutte le altre famiglie negli incarichi pubblici. Sindaci, stanciatores, rationatores, sapientes, ambasciatori, capitulatores (coloro che modificavano gli statuti, ovvero la legislazione del borgo), i de Mentono sono chiamati a ricoprire tutte queste cariche. Nei circa quarant’anni in questione i membri della famiglia sono citati 138 volte, mentre i secondi sono gli appartenenti alla famiglia Lunello (64 volte, meno della metà). E i Mentone sono anche coloro che nel periodo hanno il maggior numero di presenze nel consiglio privato, il massimo organo che affianca il podestà nel governo locale. La famiglia a fine Trecento si è ormai molto ramificata e nel consiglio dei capi di casa siedono quindici dei suoi membri. Una potenza dimostrata anche dal grande patrimonio immobiliare posseduto. Il 22 novembre 1447, dei due nunzi-procuratori del comune di Cherasco  convocati ad Asti per giurare fedeltà al duca Carlo d’Orléans, uno è ancora una volta un membro della famiglia Mentone.

 

Lo stemma della famiglia Mentone

 

Un commerciante di vino

Dagli ordinati di Bra del 1372 si deduce che i Mentone fossero impegnati in commerci, anche di prodotti enologici. Il dominus Lanzarotus, dei signori di Santa Vittoria, fa arrestare un braidese a titolo di ritorsione perché ritiene che i pedaggeri di Bra gli abbiano richiesto una somma troppo elevata per il  vino che lo stesso Lanzarotus ha fatto transitare attraverso il territorio braidese. Il cliente è Henricus de Mentono di Cherasco, che ne ha comprato quattro carrate, ovvero poco meno di 2.000 litri, una quantità che presuppone un’attività commerciale.

 

Biagio, l’eroico comandante

L’albero genealogico della famiglia Mentone

1557, nella Cherasco assediata dai francesi del Maresciallo de Brissac  è Giovanni Francesco Mentone a guidare una strenua resistenza, ma le mura cederanno, il borgo verrà occupato e i francesi si abbandoneranno a un devastante saccheggio, con tre giorni di furti, stupri e uccisioni. Sarà lo stesso Giovanni Francesco nel 1558 insieme a Francesco Fremondo, in rappresentanza del comune di Cherasco, a doversi recare in Francia per giurare al fedeltà al re Enrico II.

Intanto un altro Mentone, Biagio, forse il personaggio più illustre della casata, combatteva anche lui contro i Francesi a fianco di Emanuele Filiberto di Savoia, alleato degli Spagnoli. Biagio Mentone, che secondo alcuni fu il vero stratega della battaglia di San Quintino nelle Fiandre, era diventato uno dei maggiori collaboratori del duca di Savoia.  Una carriera che proseguì come governatore di piazzeforti militari o di castelli fortificati (Cuneo, Cherasco, Bene). Emanuele Filiberto nel 1569 volle ricompensare il «magnifico consigliere», donandogli il «castello di Santo Stefano [oggi Castelrosso] situato sopra li fini di Cherasco, o sia del sito di esso, con le terre, prati, vigne, boschi et finalmente ogni cosa che appartenga o dependa da detto castello», con una motivazione che pare quasi originata da una forma di amicizia: «In tutti li carichi che gli habbiamo dati et commessi sì nelle guerre passate, come dopo la pace et restituzione nei nostri Stati, ci ha dato et dà tale soddisfatione, che non solamente gradiamo la servitù sua, ma anco lo giudichiamo degno di essere riconosciuto in particolare da Noi delle sue fatiche».

Nel Cinquecento un altro esponente della famiglia lascia una traccia importante nella vita della città: nel 1587 Carlo Mentone, con il sacerdote Giovenale Balbo, ottiene il permesso per fondare la confraternita del Santissimo Crocifisso o della Misericordia (Battuti neri), che per secoli gestirà il Monte di pietà, l’Ospizio dei pazzerelli e l’assistenza ai condannati a morte.

 

1631, un duello all’ultimo sangue

Mentre la corte sabauda si trovava a Cherasco per il trattato di pace che avrebbe posto fine alla guerra del Monferrato, la duchessa di Savoia aveva organizzato una festa la domenica di carnevale del 1631. A controllare l’ingresso della sala in palazzo Lunelli era stato posto Baldassarre Mentone, uomo d’arme abile nell’uso della spada. Mentre svolgeva il suo servizio volarono parole grosse con il colonnello Gobò di Liegi, anche lui valente spadaccino e la discussione finì con una sfida a duello. La scontro all’arma bianca si svolse il giorno seguente, fuori della città oltre il Tanaro, e il colonnello ebbe la peggio, passato da parte a parte dalla lama del Mentone.

 

Candele contro i Turchi

Anche nel XVII secolo i Mentone continuano a  rivestire cariche di rilievo nell’amministrazione cheraschese e così nel 1661, quando i Turchi sono ancora una minaccia per l’Europa, il sindaco Bernardo Mentone dona al convento dei Domenicani 7 lire e mezza per comprare  tante candele per l’esposizione del Santissimo, “acciò nostro Signore ci diffendi dall’armata turchesca”.

 

La famiglia si estingue ma il nome continua a vivere

Con la morte del conte Ermenegildo, che non lasciò eredi, nel 1776 i  Mentone si estinsero. Alla famiglia Ratti venne quindi riconosciuto il diritto di aggiungere il cognome Mentone al proprio, ma alla fine dell’Ottocento, venendo a mancare l’ultima rappresentante del casato dei Ratti Mentone, il re Umberto I concesse alla famiglia Fracassi di aggiungere al proprio cognome quello di Ratti Mentone. 

 

Diego Lanzardo

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