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Il Palazzo Mentone e una finestra che vale una torre

I Mentone, trasferitisi a Cherasco nei primi anni dopo la fondazione, si garantiranno un vero “posto in prima fila”, diventando proprietari quasi di un intero isolato (la cosiddetta “insula de Mentono”) posto di fronte al palazzo comunale e alla torre civica. 

I Mentone, trasferitisi a Cherasco nei primi anni dopo la fondazione, si garantiranno un vero “posto in prima fila”, diventando proprietari quasi di un intero isolato (la cosiddetta “insula de Mentono”) posto di fronte al palazzo comunale e alla torre civica.

Un posto in prima fila

Il 12 novembre 1243 i rappresentanti del comune di Alba e dell’imperatore Federico II si trovarono sull’altopiano posto tra Tanaro e Stura e fondarono ufficialmente il nuovo borgo di Cherasco. Al centro dell’abitato sorgerà l’unica torre, simbolo del potere del neonato comune, mentre nelle sue vicinanze e sulle due vie principali (e soprattutto sull’attuale via Vittorio Emanuele) si affacceranno i palazzi delle famiglie più potenti. I Mentone, trasferitisi a Cherasco nei primi anni dopo la fondazione, si garantiranno un vero “posto in prima fila”, diventando proprietari quasi di un intero isolato (la cosiddetta “insula de Mentono”) posto di fronte al palazzo comunale e alla torre civica.  Una posizione strategica per una ricca famiglia grande proprietaria terriera e inserita nei traffici commerciali, perché proprio in quel tratto della via principale si svolgeva (come ancora oggi) il mercato e su di essa si affacciavano le botteghe artigiane e commerciali di maggior rilievo. Inoltre i membri della famiglia si trovavano così a pochi metri da quel palazzo del comune dove i Mentone esercitarono per secoli il potere pubblico, ricoprendo  le maggiori cariche cittadine.

Un particolare del catasto di Cherasco del quartiere di Sant’Iffredo del 1395 con la consegna dei beni immobili di Hostachius de Mentono.

I sette componenti della famiglia Mentone che nel 1395 risultano registrati nel catasto del quartiere di Sant’Iffredo sono tra i più ricchi cittadini cheraschesi, infatti oltre a buona parte dei fabbricati dell’isolato (e altri nel borgo) possiedono notevoli estensioni di prati, campi, boschi e vigne sul territorio di Cherasco.

Una finestra che vale una torre

Se si osserva dall’esterno l’edificio in cui oggi ha sede l’Enoteca Palazzo Mentone si nota come conservi ancora le tracce di quel passato medievale e del prestigio della potente famiglia che lo possedeva. Archi a sesto acuto si notano al livello del piano terreno sul lato di via Sebastiano Taricco e al piano superiore fa bella mostra una finestra a sesto acuto (oggi cieca) caratterizzata da elementi di cotto di fine fattura che costituiscono un motivo continuo di foglie e ghiande. Un elemento importante perché, come ha sottolineato la prof.ssa Claudia Bonardi, posta in una posizione angolare (come per quella di palazzo Della Chiesa in via della Pace) dove un tempo era di solito collocata la torre di famiglia. Gli antichi statuti comunali proibivano ai privati di costruire torri in Cherasco e quindi le famiglie ricche e potenti sottolineavano visivamente la loro importanza con elementi architettonici di particolare pregio (e costo).

Nel palazzo nella prima metà del Cinquecento nacque Biagio Mentone, grande uomo d’arme e personaggio di maggiore rilievo nella storia plurisecolare della famiglia.

Nel periodo barocco, come altri fabbricati dell’insula de Mentono, la costruzione subì modifiche e rimaneggiamenti secondo le necessità dei proprietari e i gusti stilistici della nuova epoca.

Lo stemma della famiglia Mentone.

Con l’estinzione dei Mentone nel 1776 i titoli e i beni passarono in buona parte alla famiglia Ratti che unì al suo l’antico cognome. Anche il palazzo di via Vittorio Emanuele entrò a fare bene delle loro proprietà, così il catasto Maffei (redatto tra il 1778 e il 1790) indica quale suo proprietario il cavaliere Luigi Ratti.

Palazzo Mentone nel catasto del Maffei della fine del Settecento. L’edificio è indicato con il numero 791, mentre il cortile con il 792.

Una nuova vita

Dopo alcuni passaggi di mano, l’antico edificio nella prima metà del Novecento venne acquistato dal rag. Federico Bonfante. I cheraschesi non giovanissimi ricordano sulla facciata del palazzo un’artistica insegna in ferro battuto caratterizzata da una grande aquila,  simbolo dell’albergo dell’Aquila d’Oro. All’inizio degli anni Duemila il restauro realizzato per iniziativa dei nuovi proprietari, la famiglia Revello, ha ridato splendore allo storico muto testimone di tante vicende cheraschesi. Oggi ospita attività commerciali e abitazioni così come nel Trecento, al tempo dei potenti de Mentono.

Un pezzo di Roma antica

Un piccolo elemento, che oggi sfugge all’attenzione dei più anche perché ormai indecifrabile, è in realtà il particolare più antico di tutto l’edificio. La formella di pietra incastonata nel primo pilastro dei portici, sulla facciata rivolta verso la torre comunale, è in realtà un’epigrafe romana, una lapide funeraria che nell’Ottocento era ancora visibile: sotto una breve iscrizione, compariva una figura femminile che teneva nella mano destra un globo e nella sinistra una cornucopia. Probabilmente la stele venne trovata in una data imprecisata nel corso di lavori agricoli o di scavo e, come era solito nei secoli passati, venne murata nel pilastro per fare bella mostra di sé.

Diego Lanzardo

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