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Il castello nato “contro” i cheraschesi

Il castello nato “contro” i cheraschesi

Il castello di Cherasco nel 1910, prima degli interventi di restauro.

Uno degli edifici che più colpisce i visitatori di Cherasco è certamente il castello. Con la sua mole imponente rimanda immediatamente al Medioevo, ad assedi e battaglie. Ma quando è nato questo edificio militare e quale era il suo scopo?

Secondo la cronaca del saluzzese Gioffredo Della Chiesa «1348 a 14 dy marzo Chayrascho si rese e li intra quelo giorno el podestà dy Braa al nome de missere Luchino have ancora Cervere. Et il giorno apresso incomincia fare due bastie presso a Salmour le quale doy foreno rotte. Et quelo mese medemo incumincia a fare edificare il castello dy Cheyrasc». Il castello sarebbe quindi il prodotto della politica espansionistica di Luchino Visconti nell’attuale Piemonte occidentale e della conseguente opera di consolidamento del potere sui territori sottomessi.

Come ha evidenziato lo storico Enrico Lusso, la struttura, pure integrata nel sistema delle mura, sembra più pensata a difesa del potere signorile da possibili atti ostili degli abitanti di Cherasco, piuttosto che da nemici esterni.

Come l’unica torre svettante sulle case del borgo era stata il simbolo visibile dell’autorità del Comune, il castello si impone come minaccioso emblema del potere signorile e di una diversa concezione dello Stato, con la conseguente «compressione» degli spazi di autonomia e autodeterminazione della comunità, ad esempio in campo normativo e giudiziario.

In origine un quadrangolo con cinque torri

La rappresentazione del castello nel Theatrum Sabaudiæ (1682), con le cinque torri di cui una rotonda

Purtroppo la documentazione pervenutaci relativa alle vicende del castello in epoca medievale è scarsissima. L’edificio fu fabbricato in forma quadrangolare e munito di cinque torri, di cui una torre-porta a metà del lato ovest con ponte pedonale e ponte carraio indipendenti. La presenza di una torre cilindrica – attestata dai disegni di Olgiati e Borgonio – posta all’angolo sud-orientale, a differenza delle altre quattro a pianta quadrata, induce a ipotizzare che i costruttori alle dipendenze del potere visconteo abbiano inglobato nel nuovo edificio la preesistente torreta marchionis, o addirittura un preesistente fortilizio difensivo eretto forse nel periodo angioino.

Oggi sopravvivono soltanto due lati dell’edificio quadrato originario.

Certo è che la torre cilindrica non rientra nella tipologia delle strutture militari viscontee caratteristiche del periodo, mentre lo è il resto del complesso. Un elemento che differenzia invece il castello di Cherasco rispetto agli altri fatti costruire dai Visconti è la totale assenza, nelle due ali superstiti dell’edificio affacciate verso il borgo. Questa mancanza di aperture verso il centro abitato per rendere meno vulnerabile il castello in caso di assalto, sostiene l’ipotesi di una costruzione eretta non tanto o non solo come caposaldo militare agli estremi confini occidentali dei domìni viscontei, ma anche o soprattutto come strumento di imposizione e coercizione nei confronti degli abitanti di Cherasco. Con questa costruzione «monolitica» la signoria viscontea pareva voler mostrare il suo volto più arcigno del nuovo padrone a una comunità che in quei decenni aveva più volte mutato dominazione.

Lavori finanziati con i beni confiscati a una famiglia ribelle

Proprio l’alternarsi della dominazione viscontea a quella angioina a ridosso della data (1348) indicata dal Della Chiesa come data di inizio dell’edificazione, induce a interrogarsi se nel primo periodo della soggezione di Cherasco alla signoria milanese (1348-1356) la costruzione del castello sia stata portata a compimento o se piuttosto l’opera non sia stata completata soltanto quando i Visconti si riappropriarono nuovamente di Cherasco, sottraendolo agli angioini, ovvero negli anni successivi al 1366.

In questo caso si spiegherebbe meglio il contenuto di una lettera del 1377 inviata da Galeazzo Visconti al senese Giacomo de’ Tolomei, capitaneus Pedemontis dell’esercito visconteo, al podestà e al Comune di Cherasco. In essa il signore di Milano dispone che si utilizzino i beni già confiscati ad Antonio de Casseni e ai suoi fratelli, rei di ribellione nei suoi confronti, per pagare i debiti ancora pendenti contratti con quanti avevano fornito legname, ferro, pietre e altri materiali «in occasione della costruzione del nostro castello di Cherasco. Se la costruzione fosse stata completata negli anni immediatamente successivi al 1348, il debito in questione sarebbe stato pendente per circa 25 anni, mentre ipotizzando il completamento dell’opera dopo il 1366 il lasso di tempo sarebbe più ragionevole.

(Il castello di Cherasco – prima parte)

Diego Lanzardo

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